Associazione Industriali della Provincia di Vicenza - Notizia internet n. VI28526 del 12/05/2018

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Cod. notizia:VI28526


12/05/2018

Reddito d’impresa: il “recupero” dell'iperammortamento in caso di cessione o delocalizzazione all’estero degli investimenti agevolati

Il “Decreto Dignità” ha previsto il “recupero” del beneficio dell'iperammortamento in caso di cessione a titolo oneroso o delocalizzazione all’estero degli investimenti effettuati dopo il 14 luglio 2018. Vari aspetti di questa disciplina di revoca dell'agevolazione attendono di essere chiariti in via ufficiale.

Approfondimenti

La prossima Legge di Bilancio dovrebbe prevedere la proroga dell'iperammortamento seppur con l’introduzione di percentuali di maggiorazione del costo d’acquisto dei beni agevolati, decrescenti in base all’aumento del volume degli investimenti. Viceversa, non dovrebbe essere prorogata la disciplina del superammortamento.

In attesa che il quadro normativo per il 2019 divenga definitivo, ricordiamo che il cosidetto “Decreto Dignità” (decreto-legge n.87/2018, modificato e convertito dalla legge n.96/2018) ha previsto il “recupero” del beneficio dell'iperammortamento in caso di cessione o delocalizzazione all’estero degli investimenti (articolo 7).

In particolare, il decreto-legge n. 87/2018 stabilisce che l’iperammortamento spetta a condizione che i beni agevolabili siano destinati a strutture produttive situate nel territorio nazionale (articolo 7, comma 1).

Da questo principio generale, la normativa in commento ricava il corollario (art. cit. comma 2) secondo cui si procede al recupero dell'iperammortamento se, nel corso del periodo di fruizione della maggiorazione del costo, i beni agevolati vengono
  • ceduti a titolo oneroso, oppure
  • destinati a strutture produttive situate all'estero, anche se appartenenti alla stessa impresa.

Data la natura dell’agevolazione consistente nella maggiorazione delle quote di ammortamento ai fini fiscali, se una delle circostanze indicate si verifica dopo la fine del periodo di ammortamento del bene oggetto dell’investimento agevolato, non si determina alcuna revoca del beneficio.

Il “recupero” dell’iperammortamento goduto consiste nella restituzione delle quote di iperammortamento già dedotte ed avviene (art. cit., comma 3), come per la fruizione, in sede extracontabile, attraverso una variazione in aumento del reddito imponibile del periodo d'imposta in cui si verifica, rispettivamente, la cessione a titolo oneroso o la delocalizzazione dei beni agevolati, per un importo pari alle maggiorazioni delle quote di ammortamento complessivamente dedotte nei precedenti periodi d'imposta, ma senza applicazione di sanzioni e interessi.

Gli investimenti interessati da queste disposizioni sono (solo) quelli effettuati successivamente alla data di entrata in vigore del decreto-legge (art. cit. comma 3), vale a dire dopo il 14 luglio 2018.

Queste disposizioni non si applicano, inoltre (art. cit. comma 4):
  1. agli interventi sostitutivi effettuati ai sensi dell'articolo 1, commi 35 e 36 della legge n. 205/2017, le cui previsioni si applicano anche in caso di delocalizzazione dei beni agevolati;
  2. nei casi in cui i beni agevolati siano per loro stessa natura destinati all'utilizzo in più sedi produttive e, pertanto, possano essere oggetto di temporaneo utilizzo anche fuori del territorio dello Stato.

La previsione sub a) fa salva l’applicazione dei commi 35 e 36 della Legge di Bilancio 2018 in caso di cessione del bene e riacquisto nello stesso periodo d’imposta di un bene avente analoghe caratteristiche; anche dopo l’introduzione delle norme in commento, si potrà quindi continuare a dedurre l’iperammortamento del bene, senza procedere al recupero delle quote già fruite sul bene oggetto di sostituzione, se si procede alla sostituzione dello stesso con un altro cespite agevolabile, in quanto compreso nell’Allegato A della Legge di Bilancio 2017.

La disposizione sub b) dovrebbe, a sua volta, tutelare, ad esempio, le imprese che operano con cantieri situati all’estero e che, data la tipologia di attività svolta, devono trasferirvi i beni agevolati.

Le nuove norme fin qui riassunte presentano molteplici profili di dubbio. In particolare, i seguenti aspetti dovrebbero essere oggetto dei futuri chiarimenti dell’Agenzia delle entrate.
  1. La nuova disciplina presenta forti analogie con quella del credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi (decreto-legge n. 91/2014, art. 18); dovrebbe essere confermata, quindi, la valenza delle indicazioni fornite dall’Agenzia delle entrate nella circolare n.5/E/2015, nella quale era stato precisato (paragrafo 8) che la revoca dell’agevolazione era riferita “sia ai casi di trasferimento del bene ad opera del beneficiario dell'agevolazione presso proprie strutture produttive situate al di fuori del territorio dello Stato sia ai casi di "trasferimento" del bene in strutture produttive, ubicate al di fuori del territorio dello Stato, appartenenti ad altri soggetti.” e che “la causa di revoca trova applicazione anche qualora il trasferimento del bene al di fuori del territorio dello Stato sia realizzato a seguito di successive operazioni effettuate dai soggetti cui il bene è stato inizialmente trasferito o dai loro aventi causa”;
  2. La revoca del beneficio nei casi previsti riguarda l’iperammortamento. Dovrebbe, quindi, essere chiarito che, rispetto ai beni oggetto di cessione o di delocalizzazione, si potrà continuare a fruire del superammortamento.
  3. Il testo della norma (comma 2) prevede che si procede al recupero dell'agevolazione "se nel corso del periodo di fruizione della maggiorazione del costo i beni agevolati vengono ceduti a titolo oneroso" (oltre al caso in cui siano "destinati a strutture produttive situate all'estero"). L'Agenzia dovrebbe precisare che tale previsione non riguarda la cessione del bene nel territorio dello Stato, in coerenza con il principio generale secondo cui l'iperammortamento "spetta a condizione che i beni agevolabili siano destinati a strutture produttive situate nel territorio nazionale", enunciato nel comma 1.
  4. Per gli investimenti agevolati effettuati per mezzo di contratti di leasing, occorrerebbe conoscere il pensiero dell’Agenzia delle entrate sull'applicazione della normativa in commento. Infatti, si prevede (comma 2) che "Il recupero avviene attraverso una variazione in aumento del reddito imponibile del periodo d'imposta in cui si verifica la cessione a titolo oneroso o la delocalizzazione dei beni agevolati per un importo pari alle maggiorazioni delle quote di ammortamento complessivamente dedotte nei precedenti periodi d'imposta"; di conseguenza, si rende necessario precisare se la decadenza dall'agevolazione riguarda solo le quote d'ammortamento del prezzo di riscatto o coinvolga anche la maggiorazione del costo rappresentato dalla quota-capitale dei canoni di leasing.
  5. E’ incerta, inoltre, l’applicazione delle nuove disposizioni alla maggiorazione del costo del software, vale a dire dei beni immateriali strumentali, individuati nell’Allegato B alla legge n.232/2016. La disciplina dell’iperammortamento prevede, infatti, che i soggetti che beneficiano dell’iperammortamento e che effettuano nel medesimo ambito temporale investimenti in beni immateriali strumentali possono fruire per gli stessi della maggiorazione del 40 per cento del costo di acquisizione, ai fini della determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di leasing deducibili.
  6. Si prevede (comma 4) che la disciplina in commento non opera nei casi di cui i beni agevolati siano, per loro stessa natura, destinati all'utilizzo in più sedi produttive e, pertanto, possano essere oggetto di temporaneo utilizzo anche fuori del territorio dello Stato. A questo riguardo, tuttavia, non è chiaro come individuare i beni oggetto d’investimento, che per loro natura si prestino a un utilizzo temporaneo anche fuori dal territorio nazionale. Al contempo, non sono previsti limiti temporali per la permanenza del bene all’estero; la norma, infatti, prevede solo un “temporaneo utilizzo fuori del territorio” nazionale. Anche tali aspetti dovrebbero essere oggetto di specifici chiarimenti ufficiali.

Alleghiamo il testo dell’articolo 7 del decreto-legge n.87/2018, integrato con le modifiche introdotte dalla legge di conversione n. 96/2018, tratto dalla banca-dati del servizio Documentazione economica e finanziaria, curato del CERDEF del Ministero delle finanze.

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